La flora di Vivara

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dopo aver ripercorso la storia di Vivara è naturale constatare che solo parte della sua vegetazione è originaria, mentre il resto è il risultato, diretto o indiretto, della presenza dell’uomo sull’isola.

Appena ci appare la magnifica visione dell’isoletta, dopo aver scalato il colle di Santa Margherita, immediatamente ci colpisce la folta vegetazione che la ricopre sul versante orientale, quello che cinge il Golfo di Genito.

Questa è costituita da ciò che è definita “macchia mediterranea”, formata da alberi di leccio (Quercus ilex), ed arbusti di vario genere, come il cisto, bianco o rosa (Cistus monspeliensis, Cistus salvifolius, Cistus incanus), il mirto (Mirtus communis), la ginestra (Spartium junceum), il lentisco (Pistacia lentiscus), l’euforbia (Euphorbia dendroides), il corbezzolo (Arbutus unedo) ed altri.

Molte di queste specie non sono originarie dell’isola, ma conseguenza dei disboscamenti avvenuti durante il tempo, come, ad esempio, il massiccio taglio della foresta di querce del 1830, attuato per organizzare i terrazzamenti basilari alla coltivazione della vite e dell’ulivo.

Da questo taglio è derivato l’impoverimento della vegetazione e del suolo, in alcuni punti addirittura arrivato allo strato di roccia sottostante, da cui la spontanea sostituzione del querceto con una parte di macchia, che si sviluppa facilmente anche su  questo tipo di superficie.

La conseguenza è che l’originario querceto è sopravvissuto soltanto sulla punta del versante orientale, formato prevalentemente da roverella (Quercus pubescens), che attraverso le ghiande cadute sul terreno sta riproponendosi in maniera considerevole, anche se solo in zone molto limitate.

Iniziando la passeggiata lungo il sentiero principale, ci accolgono i cespugli di mirto, lentisco, ginestra, fillirea e caprifoglio, che fiancheggiano lo scalone di pietra.

Alla fine della scalinata proseguiamo il cammino fra i corbezzoli e i caprifogli alla nostra sinistra e le querce, i residui olivi del vecchio impianto e le eriche sulla nostra destra.

Dalle case della fattoria posta sulla sommità dell’isola alla fine del sentiero che stiamo percorrendo fino a Punta Mezzogiorno, ci accompagna una fitta boscaglia formata da erica, cisto, corbezzolo, olivo selvatico (Olea aeuropeaea, var. oleaster) e carrubo (Ceratonia siliqua), di cui possiamo ammirare un maestoso esemplare di 10 metri d’altezza immediatamente prima degli edifici.

Su questo stesso piazzale bellissimi esemplari di mirto, fillirea e pervinca (Vinca major) fiorita per la gran parte dell’anno.

Scendiamo dal “fortino” di Punta Mezzogiorno verso il mare, per incontrare una zona di macchia molto degradata, la cosiddetta “gariga”, formata da euforbia, mirto, lentisco e olivastro.

Altro tipo di vegetazione di Vivara è quella erbacea e da fiore, testimone del degrado di quella arborescente.

Fra questa, la ferula (Ferula communis), tipica dei terreni coltivati e poi abbandonati, il finocchio selvatico (Foeniculum vulgare), il cappero (Capparis spinosa) ed il rosmarino (Rosmarinus officinalis) sono presenti fra gli edifici superiori; il narciso (Narcissus tazetta) che fiorisce all’inizio della primavera; il trifoglio bituminoso (Psoralea bituminosa) che fiorisce quasi durante tutto l’anno tranne durante il periodo di fine estate, da cui si risveglia alle prime piogge autunnali; l’inula viscosa (Inula viscosa) che invece raggiunge il massimo splendore proprio quando il trifoglio bituminoso è a riposo dopo il forte caldo estivo; la borragine (Borrago officinalis); due orchidee, l’orchidea a farfalla (Orchis papilionacea) e l’orchidea cimicina (Orchis coriophora).

Rimangono gli stranamente rari esemplari di lauro (Laurus nobilis) vicino agli edifici, ed il rovo (Rosa sempervirens), pianta infestante, che a Vivara non smentisce la sua fama avendo raggiunto una diffusione preoccupante quando non ben governato.

Solo una breve citazione per i funghi che nel periodo delle piogge nei mesi di Settembre-Ottobre, spuntano a Vivara: mazze di tamburo (Lepiota procera), famigliole (Pholiota mutabilis), vesce (Bovista plumbea), prataioli (Psaliota campestris), chiodini (Armillariella mellea), porcini (Boletus edulis) ed altri. 

 

 

 

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