Il cipresso solstiziale

 

 

L’Unione Trifoglio organizza, al Solstizio d’Inverno, una cerimonia per celebrare la rinascita del Sole che, raggiunto il punto più basso sull’orizzonte al Tropico del Capricorno, risorge donando nuova vita a tutte le creature viventi.

Non a caso è scelto questo specifico momento dell’anno,celebrazione del Sole e della Luce da sempre, e dalla Cristianità ripreso per la propria festività natalizia. Festa "cristiana", dunque, celebrante la nascita del Redentore, Sole vivificatore e Luce per il nostro Spirito.

Quest'evento è incentrato, appunto, sull'addobbo di un particolarissimo "albero di natale".

A Vivara si organizzava in un suggestivo locale sottostante la casa padronale.

Durante la prima delle due parti in cui è suddivisa la festa, con mestizia, è simboleggiata la Natura dormiente, quindi le Tenebre, mediante un cipresso deposto disteso e coperto.

Alla sola luce delle fiaccole, poi, ci rechiamo nel "cucinone" della casa colonica per l’assaggio del capitone e, nonostante la titubanza di qualcuno, tutti partecipiamo al "banchetto" che simboleggia la vittoria di Apollo sul Serpente, della Luce sulle Tenebre.

L’atmosfera, nella seconda parte, cambia e diventa, da triste, festosa: il cipresso può essere finalmente innalzato in tutta la sua slanciata Bellezza,ed ornato da alcuni ragazzi con luci e addobbi dorati sul suo lato destro ed argentati su quello sinistro.

Alla conclusione di tutto, un piccolo dono per i bambini…e non solo!

La sacralità è sottolineata dalla solennità dei Canti Gregoriani (con testi

appositamenterielaborati), intonati dal coro durante le varie fasi della cerimonia: nella prima è cantata la tristezza della Terra per la mancanza di Luce, mentre nella seconda c’è l’esplosione di gioia per la rinascita del Sole.

Oggi la stessa festa "natalizia" chiude, come sempre, il vecchio "Anno Solare" del

 Trifoglio aprendo il nuovo, e non possiamo dire che sia meno coinvolgente di quando si svolgeva aVivara, ma certamente ci manca la "suggestione" delle fiaccole e del falò finale in cui i ragazzi, e non solo loro, bruciavano in una loro simbolica lettera tutto il "brutto" dell’anno appena terminato...

 

 

 

 

 

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