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Già
colpisce per la sua mole e per la sua bellezza il
"contenitore",
il
castello
di
Baia,
sia che si arrivi dalla litoranea,
costeggiando "via mare" tutta la zona flegrea, che dallo
"Scalandrone",
la strada che dalla Via
Domiziana
costeggia
il crinale delle colline flegree, permettendo in vari punti
vedute eccezionali.
Ma
si può mai definire il castello di Baia "contenitore"?
Se
si specifica subito (e noi ci precipitiamo a farlo!) che è uno
dei più belli della Campania, dedicati all’esposizione di opere
d’arte, allora sì; soprattutto se si precisa che in questo caso
(non sempre accade) il Museo, inteso come "contenitore",
è opera d’arte al pari del suo contenuto,
creando un continuum
di grazia e potenza con le opere al suo interno.
Il
castello
di
Baia,
infatti, è
una delle strutture
museali più belle della Campania,
con i suoi 45.000 mq di esposizione di interessantissimi reperti provenienti da più o meno conosciute
località dei Campi
Flegrei.
E’
questo, forse, il merito principale di questo museo,
di far
conoscere, oltre
a
quelli
già
noti,
altri siti
archeologici talvolta non visitabili perché ancora in corso di
sistemazione.
Dalla
Via Domiziana, prima dell’arrivo all’ingresso, già si
costeggia a lungo l’edificio, immerso nel verde, ammirandone il
lato forse meno "articolato", quello meno appariscente,
ma altrettanto affascinante di quelli che dall’interno si
affacciano sul mare.
Man
mano che si percorre la rampa (anticamente era al suo posto una
gradinata con un ponte levatoio), fiancheggiata da splendidi
oleandri, che conduce al castello, questo ci appare sempre più
maestoso al di là dell’arco d’ingresso, sormontato dallo
stemma borbonico, nel muro di cinta.
Appena
entrati ci accolgono il locale del "Corpo di Guardia" e
(ahinoi!) la biglietteria, che, però, al modesto prezzo di 4 €
(ridotto 2 €) ci permette di
visitare
tutto il
complesso,
dandoci anche la possibilità di
ritornarvi il giorno
successivo, o di visitare (sempre con lo stesso biglietto)
l’Anfiteatro
Flavio di Pozzuoli,
e le cosiddette Terme
di Baia.
Tutti i principali monumenti flegrei, insomma.
Piccolo
prezzo, quindi, per ammirare tutte queste
meraviglie !
La
biglietteria, inoltre, è adibita anche a rivendita di cartoline e
pubblicazioni che non si limitano allo stesso museo, ma spaziano
anche
in
altri monumenti.
La
storia
…e
pensare che tutto cominciò più 2000
anni fa, come
in quasi tutta la zona, con i soliti Romani
...
Ma…niente paura, l’abbrevierò di molto!
Furono
loro, naturalmente, che non si lasciarono sfuggire l’occasione
di costruire una ricca villa proprio su quel
promontorio che chiude il Golfo
di Baia.
Si
estendeva dalla sommità del promontorio fino mare, o meglio,
quello che oggi è il mare, ma che all’epoca era l’abitato di
Baia oggi sommerso a causa del fenomeno del bradisismo.
La
villa
risale al periodo
tardo-repubblicano,
tra
il
II
ed il I secolo a.C.,
fino alle ultime modifiche in epoca
flavia,
intorno al I
secolo d.C.
I
resti di questo periodo sono situati in diverse parti del
castello, e riguardano l’attuale discesa a mare con la rampa, i
muri in opus
reticolatum
e la cisterna; la zona del faro; lo specchio d’acqua antistante
il castello con le grandi peschiere, forse lo stagnum
neronis
che attribuirebbe la proprietà della villa, per un certo periodo,
a Nerone.
La
parte "romana" più conservata, ed ora in fase di studio
e di restauro, è nella costruzione più elevata del castello, il
cosiddetto "Padiglione
Cavaliere",
una costruzione merlata di pianta quadrata. Al livello inferiore,
una serie di celle, adoperate come prigioni
nel ‘500, e
due cunicoli che si intersecano percorrendo tutta la costruzione: passaggi
d’acqua, o camminamenti
romani.
Al livello intermedio presenta ambienti romani utilizzati in
seguito come cisterne. Il livello superiore, innestato
sulla zona residenziale della villa, presenta strutture che,
lievemente modificate, sono state utilizzate fino ai nostri
giorni. Le parti più interessanti dello scavo
all’interno di questi locali sono i pavimenti, decorati
in vari modi. Si decifrano anche le varie modifiche apportate a
questa zona della villa in epoca imperiale, a seconda dei diversi
proprietari.
La
storia del castello
"vero
e proprio"
comincia alla fine del ‘400,
quando il Re
Alfonso II d’Aragona,
per difendere il suo territorio ordinò una serie di
fortificazioni
in tutto il
Regno
di
Napoli, fra
cui il castello
di Baia.
Sembra
che il progettista della prima struttura sia stato Francesco
di Giorgio Martini,
ma di essa non ci resta più nulla perché trasformata dal Viceré
spagnolo Don Pedro da Toledo,
adeguandola, come tutte le altre fortificazioni del
Regno, alle
nuove armi e tecniche militari.
Inizialmente
conteneva poche decine di soldati, ma col tempo fu migliorato
nella struttura e nell’organizzazione, per controllare il
territorio dal mare e da terra con centinaia di soldati.
Il
castello seguì le sorti dei vari dominii del
Regno
di Napoli. Gli Austriaci
intervallarono
il potere degli Spagnoli, che durò per secoli, solo per qualche
decennio.
Ebbe
una parte anche nella breve vita della Repubblica
Partenopea del 1799,
con
l’occupazione dei repubblicani, fino al ritorno dei Borbone.
Continuò
ad essere un forte, sotto Gioacchino
Murat e
di nuovo con i Borbone al potere, in pratica fino alla conquista
di Garibaldi
del
Regno
delle Due Sicilie.
Dal
1887
iniziò il suo peregrinare da un’amministrazione all’altra,
senza una vera e propria destinazione definitiva.
Il
degrado fu inevitabile.
Fu
dopo la Prima
Guerra Mondiale,
nel 1926,
che si pensò al castello di Baia per un progetto organico, quello
di un Istituto
per gli Orfani di Guerra.
Naturalmente
la struttura fu recuperata e adattata alle esigenze per
l’alloggio e la formazione dei nuovi ospiti. Questo, però, fu
la condanna per molte sue parti antiche che andarono perse
definitivamente.
Dopo
varie vicende, nel 1975 l’Istituto fu chiuso e quando furono
istituite le Regioni, passò alla Regione
Campania,
fino al 1984 quando ritornò a far parte dei beni
demaniali dello Stato.
Già
in precedenza la Sovrintendenza
Archeologica di Napoli e Caserta
aveva proposto di istituirvi un museo
archeologico;
approvata finalmente l’idea, dopo un approfondito progetto di
restauro, furono aperte le prime sale, e da allora,
periodicamente, nuovi
spazi espositivi.
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