Giacinto Gigante

 

 

 

 

 

 

 

 Giacinto Gigante nacque a Napoli nel 1806,non frequentò, per scelta l’Accademia, e da ragazzo andò a lezione da un paesista tedesco che in quel periodo soggiornava a Napoli per imparare la rigorosa prospettiva per una fedele rappresentazione del paesaggio sulla tela.

Da giovane, poi, si avviò all’apprendimento del mestiere di disegnatore e topografo, dopo aver frequentato, per poco tempo per la verità, lo studio di Pitloo, con altri gli pittori Gabriele Smargiassi, Achille Vinelli e Raffaele Carelli non certo alla sua altezza.

Fin dall’inizio, infatti, Gigante presentò a pieno le sue credenziali come pittore, sia per il suo temperamento che per la sua cultura, tanto è vero che i dubbi e le incerte attribuzioni sull’autore di un’opera della "Scuola di Posillipo" non toccarono mai Gigante, sia con Pitloo che con gli altri esponenti.

Il suo "maestro" era, infatti, introverso e meditativo, sempre lontano da enfasi e retorica, mentre Gigante era intuitivo, brillante, a volte attento alle ostentazioni sentimentali ed alle descrizioni.

La carriera di Gigante può essere quasi sdoppiata, se così si può dire, fra quella di "illustratore" e quella di artista.

I giovanili studi dal maestro tedesco e le esperienze di disegnatore topografico lo portano con facilità ad operare nel campo delle mere illustrazioni documentaristiche per la committenza di gusto classicheggiante che ancora apprezzava le classiche vedute paesaggistiche. La sua abilità di "mestierante" lo pone al vertice anche in questo campo a lui certamente stretto.

Le sue opere migliori, infatti, sono quelle in cui può permettersi di abbandonare la pura e semplice descrizione del paesaggio, lasciandosi alle spalle sia la tradizione settecentesca di Hackert, sia, addirittura, il suo "maestro" Pitloo, che proponeva sì la pittura dal vero, ma indirizzandosi verso rappresntazioni di puro valore pittorico, mentre per Gigante la ripresa "dal vero" era pretesto per arrivare ad una interpretazione romantica del paesaggio. Una pittura, la sua, influenzata da Turner, che mira alla fedeltà al soggetto, sempre riconoscibile, anche quando, spesso, alterato dalla fantasia e dalla sua genialità delle sue invenzioni.

Negli ultimi tempi, maturò una sensibilità verso "l’internismo", soggetto caro al romanticismo, con lo studio approfondito della figura; lui, che aveva fatto del paesaggio il suo soggetto per oltre trent’anni!

Giacinto Gigante morì nel 1876, ormai estraneo (se mai ne abbia fatto parte…) alla "Scuola di Posillipo", finita, in termini pittorici, già da tempo, e sostituita dagli artisti della nuova generazione, fra cui i Palizzi, con la loro pittura partita dalla "scuola" napoletana per approdare ad un personale ma freddo concetto della Natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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