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Ti vedo proprio bene, sai, fra i suoi muri scalcagnati, dai colori da “guache”. Stonano e mi infastidiscono i fiammanti restauri che le stanno come ti stavano i tuoi vestiti, troppo grandi, amorfi. I suoi orti dai bianchi muri che li proteggono mi ricordano la montatura di celluloide nera dei tuoi occhiali, le tue scarpe elegantemente traforate, la brillantina lesinata al posto dei capelli orribilmente tinti di nero. In una tempera, seduto alla panchina sotto il vecchio ospedale, guarderesti con timore di fronte a te l’altro vecchio, dalle rughe scavate dalla barba rossa e il “panama” bianco.
A babbo |