B a g n o l i

 

 

 

 

 

 

Bagnoli è un quartiere quasi esclusivamente residenziale della zona occidentale della città di Napoli, al confine con il Comune di Pozzuoli. Con poche attività economiche, se non quelle basilari, vi convivono "pacificamente" case "popolari" e palazzine dell’inizio del ‘900, costruite della borghesia dell’epoca.

Da sempre è stato un luogo goduto dai Napoletani per la sua bellezza, le sue acque termali (non dimentichiamo che siamo sempre nei Campi Flegrei !) ed il suo mare.

Fino al 1900 circa l’unica presenza di urbanizzazione, se così si può dire data la sua esiguità, era quella di pochi casali, e rimase tale fino al 1905, data d’inizio della costruzione di un importante ed imponente insediamento industriale "pesante", una acciaieria, che cominciò la sua produzione nel 1911, con la creazione del "Consorzio Ilva", un accordo fra varie industrie con un progetto comune. La prima crisi dopo la Prima Guerra Mondiale, durante la quale la fabbrica fu bombardata, e la chiusura con la Seconda ed il pesantissimo bombardamento da parte degli "Alleati".

Nel 1946 la riapertura e la partecipazione dell’impianto al "miracolo italiano". Nel 1961 la fusione con la Cornegliano e la nascita dell’Italsider vera e propria. All’inizio degli anni ‘70 i primi sentori di una nuova crisi e circa dieci anni dopo il tentativo di rilancio con massicci investimenti in nuovissime tecnologie. Purtroppo, non accadde un secondo miracolo, e per uno dei più importanti poli industriali del Paese, nello scorso decennio, le mutate condizioni economiche (politiche economiche comunitarie, globalizzazione, etc), causarono un lento ridimensionamento della produzione fino a giungere alla totale dismissione con il conseguente cambio di destinazione dell’area.

Senza volere addentrarsi in esami socio-politici sull’argomento, è impossibile negare che tutta la zona subì, nel bene e nel male, l’influenza di questo complesso industriale, infatti, ancora oggi, dopo circa cent’anni, il futuro di Bagnoli dipende dal futuro di questa zona. Quando si parla di questo quartiere ormai si intende "la riconversione dell’ex area industriale", poiché l’intervento del suo "ridisegno" è forse il più importante, perché il più organico e complesso, di quelli attuati dal dopoguerra ad oggi in città. La stessa realizzazione del Centro Direzionale di Napoli nella zona opposta della città, quella orientale, non è ancora riuscita a riqualificare quel quartiere. Progettato negli anni ’60 e rielaborato conclusivamente dal famoso architetto-urbanista giapponese Kenzo Tange alla fine degli anni ‘70, è quasi esclusivamente dedicato ai servizi (uffici pubblici e privati), e ciò non ha permesso un suo completo inserimento nel tessuto sociale della città, abituata da sempre ad una simbiosi di vita pubblica e privata (basti pensare ai famosi vicoli, oppure ai cortili degli antichi palazzi, continuazioni ideali dell’agorà, la piazza greca), insolita per altre città.

Nel lungo periodo di studio del cosiddetto "Piano per Bagnoli", dunque, si è cercato di non ripetere la stessa esperienza, programmando un pezzo di città come parte della città, e non come episodio isolato "costruito a tavolino", come si suole dire.

La bonifica dei terreni e del tratto di mare antistante la zona industriale (già in atto) è il primo passo, seguito dalla realizzazione del piano esecutivo che prevede un porto turistico, sedi di università, alberghi, residenze, aree produttive e aree di ricerca ad alta tecnologia, nonché una zona adibita a verde di 120 ettari sul totale dei 300 dell’intera zona interessata al progetto.

Quindi la ricerca, tramite gara, degli investitori in campo privato.

Decisamente un beneficio ne trarrà tutto il quartiere, e già i primi segnali si intravvedono.

Alla "Bagnoli Spa", società del gruppo IRI, fu affidato l’incarico della prima fase di bonifica, mentre ora ad occuparsi della fase successiva è la Società di Trasformazione Urbana (le STU sono società a capitale pubblico-privato che riqualificano intere zone di città in tutta Italia) "Bagnolifutura" (90% Comune di Napoli e 10% Provincia di Napoli e Regione Campania), che detiene anche la proprietà dellarea.

L’estesa superficie è ormai quasi completamente sgomberata dai suoi edifici e dalle sue attrezzature esterne. Il panorama che oggi si gode osservando la zona dall’alto della vicina collina di Posillipo fa ben sperare per il prossimo futuro. Nel frattempo molte ed importanti cose sono già cambiate.

Hanno trovato respiro le villette ed i piccoli edifici (finalmente è valsa la pena restaurarli!) che sorgono di fronte al muro della ex fabbrica.

Rimane solo un’alta ciminiera a ricordo.

La zona che si estende sul litorale accoglie già i bagnanti e, durante tutto l’anno, manifestazioni di vario tipo: concerti, films all’aperto, etc.

Ma la più importante iniziativa attuata nell’area di riconversione è senza dubbio quella che riguarda la creazione della "Città della Scienza".

Nel 1991, infatti, quando venne discussa la destinazione dellarea, fu molto apprezzata e caldeggiata la proposta di un’associazione culturale (in seguito diventata Fondazione IDIS) che si proponeva la promozione nel sociale della cultura scientifica: una "città della scienza", appunto.

 

 

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Vivara

 

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